NEV – “Caro fratello in Cristo”: così il moderatore della Tavola valdese, pastore Eugenio Bernardini, si è rivolto a papa Francesco accogliendolo nel tempio valdese di Torino. Dopo aver ringraziato
NEV – “Caro fratello in Cristo”: così il moderatore della Tavola valdese, pastore Eugenio Bernardini, si è rivolto a papa Francesco accogliendolo nel tempio valdese di Torino.
Dopo aver ringraziato per “le parole di fraternità” che il papa ha ripetutamente espresso nei confronti della Chiesa valdese, il moderatore ha sottolineato come entrando nel tempio di Torino Francesco abbia varcato la storica soglia di “un muro alzatosi oltre otto secoli fa quando il movimento valdese fu accusato di eresia e scomunicato dalla Chiesa romana”. Il loro peccato – ha aggiunto il moderatore – era “quello di essere un movimento di evangelizzazione popolare svolto da laici, mediante una predicazione itinerante tratta dalla Bibbia, letta e spiegata nella lingua del popolo”.
Dopo aver richiamato alcuni importanti realizzazioni ecumeniche – tra le altre, la traduzione interconfessionale e l’impegno per la diffusione della Bibbia, l’accordo per la celebrazione dei matrimoni interconfessionali, la Carta Ecumenica – il moderatore ha indicato anche “alcune questioni teologiche tuttora aperte”. La prima riguarda il fatto che anche nei documenti del Concilio Vaticano II si parli delle chiese evangeliche come di «comunità ecclesiali». “A essere sinceri – ha affermato – non abbiamo mai capito bene che cosa significhi questa espressione: una chiesa a metà? Una chiesa non chiesa”? Ed ecco una proposta diretta rivolta al papa: il superamento di questa espressione che sarebbe bello avvenisse nel 2017 (o anche prima!), “quando ricorderemo i 500 anni della Riforma protestante. È nostra umile ma profonda convinzione che siamo chiesa: certo peccatrice, semper reformanda, pellegrina che, come l’apostolo Paolo, non ha ancora raggiunto la mèta, ma chiesa, chiesa di Gesù Cristo, da Lui convocata, giudicata e salvata, che vive della sua grazia e per la sua gloria”.
Altra questione aperta richiamata da Bernardini, è stata quella dell’ospitalità eucaristica: “Ciò che unisce i cristiani raccolti intorno alla mensa di Gesù – ha affermato – sono il pane e il vino che Egli ci offre e le Sue parole, non le nostre interpretazioni che non fanno parte dell’Evangelo”. E anche a questo riguardo ha auspicato che il 2017 possa essere l’occasione in cui cattolici e protestanti affrontano insieme questo tema.
Concludendo il suo discorso, il moderatore della Tavola valdese (organo di governo dell’Unione delle chiese metodiste e valdesi) ha richiamato altri temi di una possibile agenda ecumenica: la libertà religiosa, il dialogo interreligioso e l’impegno a favore “dei profughi che bussano alla nostra porta”: “L’ecumenismo – sono state le sue parole – cresce anche nel servizio (diakonìa) e in una predicazione comune che scuota i cuori e le coscienze di chi pensa di risolvere il dramma sociale e umanitario che investe grandi regioni del mondo alzando altri muri, bombardando dei barconi o pattugliando il Mediterraneo con mezzi militari”.
Il moderatore ha quindi concluso il suo saluto al papa con le seguenti parole rivolte: “Dio illumini e benedica il Suo servizio”.




