Il senso dell’olfatto di Dio

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Il senso dell’olfatto di Dio

Qual è il significato dell’espressione “odore soave” che ritroviamo, ad esempio, in Levitico 1:9 nel contesto dei sacrifici? Il linguaggio del libro biblico del Levitico è spesso difficile da comprendere e interpretare, e l’espressione citata ne è un esempio: “ma le interiora e le zampe si laveranno con acqua, e il sacerdote farà bruciare ogni […]

Qual è il significato dell’espressione “odore soave” che ritroviamo, ad esempio, in Levitico 1:9 nel contesto dei sacrifici?

Il linguaggio del libro biblico del Levitico è spesso difficile da comprendere e interpretare, e l’espressione citata ne è un esempio: “ma le interiora e le zampe si laveranno con acqua, e il sacerdote farà bruciare ogni cosa sull’altare, come un olocausto, un sacrificio di odore soave, fatto mediante il fuoco all’Eterno” (Le 1:9).

A complicare ulteriormente le cose, bisogna considerare che Dio è descritto come colui che “sente” il profumo soave del sacrificio. Non sono del tutto sicuro che bruciare un animale emetta davvero un aroma gradevole. Permettetemi di suggerire una possibile interpretazione.

Problema di traduzione
La frase ebraica reakh nikhoakh è composta da due sostantivi: reakh, che significa “odore, profumo”, e nikhoakh, che può essere tradotto come “rasserenante, piacevole” oppure “pacificante, gradito”. Quando reakh è usato insieme a nikhoakh, la frase può significare “un profumo gradevole/soave”, suggerendo forse che l’offerta è gradita a Dio.

Una seconda opzione è tradurre l’espressione come “un profumo rasserenante, pacificante”, indicando che lo scopo dell’offerta è quello di placare l’ira divina, di propiziare Dio. Alcuni studiosi hanno sostenuto che solo il verbo è associato all’ira divina (come in Ezechiele 5:13), ma non il sostantivo nikhoakh (“profumo soave”). Qualunque traduzione si scelga, deve essere sostenuta dal contesto.

Significato figurativo
L’immagine di Dio che “sente” l’odore di un sacrificio è insolita, ed è comunemente interpretata come un esempio di linguaggio antropomorfico (l’uso di espressioni umane per descrivere Dio; noi sentiamo gli odori). Quando è applicato a Dio, questo tipo di linguaggio è impiegato in senso figurato; non va inteso in modo letterale. Ed è chiaramente il caso in Ezechiele, quando il Signore, annunciando il ritorno del popolo dall’esilio, dichiara: “Io mi compiacerò [ratsah, ‘essere favorevole, accettare’] di voi come di un profumo di odore soave” (Ez. 20:41).

Il linguaggio del sistema sacrificale è usato per esprimere l’accettazione del popolo da parte di Dio. L’unione del verbo “accettare” con l’espressione “profumo soave” suggerisce che si sta parlando di un’offerta gradita. Il popolo è descritto come un’offerta piacevole, gradita a Dio.

Significato figurativo nei sacrifici
Il significato figurato si trova anche in Levitico 26:31, e sembra chiarire il senso dell’espressione “odore gradevole” nel contesto del santuario. Il riferimento è a una discussione sulla punizione divina contro chi viola il patto: “Ridurrò le vostre città in deserti, desolerò i vostri santuari, e non aspirerò più il soave odore dei vostri profumi [reakh nikhoakh, ‘odori piacevoli’]”.

In questo esempio specifico, Dio non vuole sentire un “odore gradevole”. La maggior parte dei commentatori lo interpreta come il rifiuto da parte del Signore delle offerte. Quando si dice che Dio “sente” un’offerta, significa che la accoglie. Pertanto, il linguaggio è usato in senso figurativo; non si tratta della capacità olfattiva divina.

Si noti che Dio non rifiuta un’offerta perché l’ha annusata e aveva un cattivo odore. Né si dice che Dio accoglie le offerte perché sprigionavano un profumo gradevole. È chiaro che il verbo “sentire” è usato qui in senso figurato, nel senso di accettare un’offerta.

Lo stesso vale per Amos 5 quando dice: “Io odio, disprezzo le vostre feste, non prendo piacere [riakh, ‘sentire; accettare’] nelle vostre assemblee solenni. Se mi offrite i vostri olocausti e le vostre oblazioni, io non li gradisco; non tengo conto delle bestie grasse che mi offrite in sacrifici di ringraziamento” (vv. 21-22). Le immagini si susseguono una dopo l’altra per esprimere il forte rifiuto da parte di Dio del servizio del culto israelita (il sistema sacrificale giudaico prefigurava la morte in croce di Cristo ed è stato superato dalla sua risurrezione, ndt).

Quando si dice che Dio sente il “profumo gradevole, o soave”, quindi, significa semplicemente che egli accetta l’offerta. Si può allora considerare l’espressione come un modo di dire idiomatico.

Ángel Manuel Rodríguez, teologo avventista e docente di teologia in pensione.

[Fonte: adventistreview.org. Articolo tradotto da Veronica Addazio, HopeMedia Italia].
[Immagini: niekverlaan e MarionF | Pixabay.com]


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