Qual è il vero significato di un appellativo che ritroviamo nella Bibbia ed è associato a Cristo? Il titolo “Figlio dell’Altissimo” (uios upsistou), anziché essere uno dei più distintivi tra i titoli di Gesù, in realtà unisce lui ai suoi discepoli. Questo modo di esprimersi si trova principalmente nel Vangelo di Luca; compare solo un’altra […]
Qual è il vero significato di un appellativo che ritroviamo nella Bibbia ed è associato a Cristo?
Il titolo “Figlio dell’Altissimo” (uios upsistou), anziché essere uno dei più distintivi tra i titoli di Gesù, in realtà unisce lui ai suoi discepoli. Questo modo di esprimersi si trova principalmente nel Vangelo di Luca; compare solo un’altra volta, nel Vangelo di Marco (Marco 5:7). Lo incontriamo per la prima volta quando l’angelo Gabriele annuncia a Maria che Gesù sarà chiamato Figlio dell’Altissimo (Luca 1:32). Nel testo greco, il titolo è significativo perché sembra allinearsi con la convenzione greco-romana che dichiarava i re o gli imperatori figli di una divinità.[1] Per esempio, Plutarco scrive che Alessandro Magno era figlio di un dio (Plutarco, Alex. 3), oppure Svetonio afferma che Augusto è figlio di Apollo (Svetonio, Aug. 94). Inoltre, nei testi di Qumran, il termine si riferisce a una figura regale.[2]
Ci aspetteremmo così che Luca proclamasse la superiorità soprannaturale di Gesù, ma il titolo “Figlio dell’Altissimo” è uno di quelli che lo unisce ai suoi veri discepoli, invece di essere una dichiarazione di superiorità.
L’invito ad amare chi non ci ama
Nel discorso sul monte del Vangelo di Luca leggiamo: “Ma amate i vostri nemici, fate del bene, prestate senza sperarne nulla e il vostro premio sarà grande e sarete figli dell’Altissimo; poiché egli è buono verso gli ingrati e i malvagi” (Luca 6:35).
L’invito ad amare i nemici e a fare del bene senza aspettarsi nulla in cambio è in controtendenza rispetto alla visione mediterranea del I secolo, ma in linea con il discorso programmatico di Gesù a Nazaret. Citando il libro di Isaia, egli disse: “Lo Spirito del Signore è sopra di me, perciò mi ha unto per evangelizzare i poveri; mi ha mandato per annunciare la liberazione ai prigionieri e il ricupero della vista ai ciechi; per rimettere in libertà gli oppressi, per proclamare l’anno accettevole del Signore” (Luca 4:18-19).
Comprendiamo la missione programmatica di Cristo attraverso i racconti dei miracoli. Luca ne narra 21. In tutti questi episodi, Gesù aiuta persone emarginate, disperate e oppresse. Alcuni esempi sono la donna paralitica (Luca 13:10-18), il lebbroso (Luca 5:12-14) o la donna dal flusso di sangue (Luca 8:43-48). Nessuno dei beneficiari dei miracoli poteva ripagare il Maestro per la sua bontà.

Gli amici di Gesù. Nessuno è escluso
Vediamo anche Gesù amare e frequentare i nemici della società. Fu chiamato amico dei pubblicani (che riscuotevano le imposte per Roma, ndt) e dei peccatori (Luca 7:34). Scelse Levi, un esattore, tra i suoi discepoli (Luca 5:27-32). Una donna peccatrice baciò e unse i suoi piedi (Luca 7:38). Gesù mangiò con Zaccheo, un altro pubblicano (Luca 19:10).
Come lui, siamo chiamati anche noi ad amare i disperati, gli emarginati e gli oppressi. Siamo invitati a tendere la mano, a prenderci cura e ad amare coloro che non possono ricambiare. Siamo chiamati a frequentare, mangiare e condividere con chi è ignorato, solo o abbandonato, senza aspettarci nulla in cambio.
Il titolo “Figlio dell’Altissimo” (uios upsistou) non è un appellativo che descrive la preminenza divina di Gesù. Piuttosto, è una designazione per un popolo speciale di Dio, la cui missione è amare, prendersi cura e sacrificarsi per gli emarginati, i disperati e gli oppressi.
Note
[1] Andrew Lincoln, “Luke and Jesus’ Conception: A Case of Double Paternity?” (Luca e il concepimento di Gesù: un caso di doppia paternità?), Journal of Biblical Literature 132, n. 3, 2013, p. 653.
[2] Bock, Luca, vol. 1. Howard Marshall, “The Gospel of Luke” (Il Vangelo di Luca), New International Greek Testament Commentary (Wm. B. Eerdmans Publishing Co, 1978), p. 67.
[Fonte: record.adventistchurch.com. Autore: Hensley Gungadoo, docente al seminario dell’Università di Avondale, in Australia. Tradotto da Veronica Addazio, HopeMedia Italia].
[Immagini: cromaconceptovisual e Taliesi | Pixabay.com].




