La tregua di Natale

Spiritualità

Redazione HopeMedia Italia
La tregua di Natale

Nel 1914 si verificò un evento talmente inaspettato che spesso viene considerato un mito. Eppure, ci sono prove storiche che sia effettivamente accaduto. Il 24 dicembre 1914, mentre era in corso la Prima guerra mondiale (o Grande Guerra), soldati tedeschi e britannici in prima linea sul fronte occidentale deposero le armi e festeggiarono il Natale […]

Nel 1914 si verificò un evento talmente inaspettato che spesso viene considerato un mito. Eppure, ci sono prove storiche che sia effettivamente accaduto.

Il 24 dicembre 1914, mentre era in corso la Prima guerra mondiale (o Grande Guerra), soldati tedeschi e britannici in prima linea sul fronte occidentale deposero le armi e festeggiarono il Natale insieme. Invece di spararsi a vicenda, come avevano fatto fino a quel momento, intonarono canti natalizi, seppellirono i loro morti, si scambiarono doni e giocarono persino a calcio.
Questi uomini, che erano stati nemici mortali, decisero per un breve periodo, nel mezzo di un orrore inimmaginabile, di festeggiare il Natale, a volte contro il volere dei loro comandanti.

La Grande Guerra era nell’aria da tempo, prima che scoppiasse in Europa. Molti giovani (soprattutto tedeschi) erano cresciuti in un clima di orgoglio nazionalistico.
Per seguire la promessa di una breve avventura che sarebbe finita entro Natale, numerosi volontari si arruolarono in tutto il continente Invece, la dura realtà non tardò a farsi sentire, Le trincee erano sporche, piene di fango e acqua stagnante, terreno fertile per le malattie.

Nella sua struggente poesia sulla guerra, Wilfred Owen, ucciso pochi mesi prima dell’armistizio, dipinge l’immagine di un giovane, vittima di un attacco con i gas, gettato su un carro “con gli occhi che gli si contorcevano sul viso ” e il sangue “che gli sgorgava dai polmoni corrotti dalla schiuma”. Poi conclude con questi versi: “Amico mio, non diresti con tanto entusiasmo ai bambini desiderosi di una gloria disperata, la vecchia menzogna: Dulce et decorum est Pro patria mori“.[1]
“È dolce e degno morire per la propria patria”. Questo detto latino era stato uno slogan per glorificare e addolcire la brutale realtà della guerra che uccide. Ai giovani era stato detto che avrebbero sbaragliato il nemico e sarebbero tornati accolti come eroi. Invece si risvegliarono presto dalle loro fantasie, con i sensi aggrediti dal boato insistente delle granate, dal fango appiccicoso e dal fetore delle trincee.

Eppure, il giorno di Natale del 1914, in alcuni punti del fronte si verificò una tregua nei combattimenti. I resoconti dell’Imperial War Museum (IWM) confermano i racconti dei militari. Il documentario dell’IWM “The Christmas Truce” (La tregua di Natale) presenta interviste registrate ai soldati che hanno vissuto questo evento incredibile.
Marmaduke Walkinton dei Queen’s Westminsters ha dichiarato: “Eravamo in prima linea. Eravamo a circa 300 metri dai tedeschi… La Vigilia di Natale cantavamo canzoni natalizie e questo, quello e quell’altro, e i tedeschi facevano lo stesso, e ci gridavamo addosso a volte commenti volgari, più spesso solo battute.
Alla fine, un tedesco disse: ‘Domani voi non sparate, noi non spariamo’”.

In qualche modo, il suggerimento fu accolto. “La cosa interessante del Natale è che entrambe le parti iniziarono a comunicare in modo più amichevole” ha detto Anthony Richards, responsabile dei documenti e dell’audio dell’IWM “Tutto cominciò con i tedeschi che cantavano canti natalizi e addobbavano alberi di Natale sui loro parapetti. E così, arrivarono a provare una grande empatia reciproca”.

Un ufficiale di artiglieria tedesco, conosciuto solo come mister Rickner, ha raccontato: “Ricordo il giorno di Natale quando i soldati tedeschi e francesi lasciarono le loro trincee, andarono verso il filo spinato che li separava, con champagne e sigarette in mano, e provarono sentimenti di fraternizzazione, gridando che volevano porre fine alla guerra. Ma durò solo due giorni… poi arrivarono ordini severi che vietavano qualsiasi fraternizzazione e dovemmo tornare nelle nostre trincee”.
Gli ufficiali temevano che fraternizzare avrebbe smorzato l’entusiasmo degli uomini per la battaglia.

Questa tregua non fu negoziata dai capi militari in una sala riunioni, né ottenuta con lo scambio di ostaggi o con concessioni. Era il semplice desiderio dei giovani di non combattere e morire a Natale. La gente a casa rimaneva sbalordita nel sentire queste notizie. Non credeva che il nemico, tanto demonizzato e disumanizzato, potesse scambiare dei convenevoli con i propri “ragazzi”.

Eppure, l’evento accadde davvero, non ovunque e non per molto tempo, ma lungo tutto il fronte. Sulla linea orientale, i soldati russi che avevano bombardato la fortezza polacca di Przemyśl lasciarono tre alberi di Natale nella terra di nessuno con un biglietto cortese rivolto ai difensori: “Vi auguriamo, eroi di Przemyśl, un felice Natale e speriamo di poter raggiungere un accordo pacifico prima possibile”.[2]

Nella nostra società odierna, il Natale è diventato sinonimo di melodie sdolcinate, tavole imbandite ed eccessivo materialismo. Persino lo “spirito del Natale” è diventato una sorta di leggenda metropolitana, un concetto nebuloso di generosità e sacrificio.

I cristiani di tutto il mondo celebrano questa festività per ricordare la nascita di Cristo. Sebbene gli studiosi concordino sul fatto che il vero compleanno di Gesù non sia il 25 dicembre, la data fa parte della tradizione cristiana da oltre un millennio e, sebbene alcuni si perdano nei dettagli, molti in tutto il mondo celebrano la natività.

Il Vangelo di Luca riporta una versione della storia. Un angelo si presenta a un gruppo di pastori nella campagna della Giudea e annuncia loro che è nato un bambino speciale. “Non temete, perché io vi porto la buona notizia di una grande gioia che tutto il popolo avrà: ‘Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo, il Signore. E questo vi servirà di segno: troverete un bambino avvolto in fasce e coricato in una mangiatoia’” (Luca 2:10-12).

I pastori avevano qualcosa in comune con gli uomini nelle trincee europee. Erano persone rudi e incolte, forse appartenenti a classi sociali più basse. Erano abituati a dormire su terreni accidentati e a fare a meno di molte cose. Tuttavia, ascoltarono le parole del messaggero celeste, al contrario di re e governanti. Luca racconta che, insieme all’angelo, apparve un esercito che cantava: “Gloria a Dio nei luoghi altissimi e pace in terra agli uomini che egli gradisce!” (2:14).

“Pace agli uomini che egli gradisce”. Questa frase offre una visione della missione e dello scopo del “bambino avvolto in fasce” che sarebbe stato il Salvatore del mondo, colui che salva e soccorre. Gesù, il bambino nato quel giorno, è il +Salvatore.

Gesù mostrò ai suoi seguaci una nuova via. Li incoraggiò ad amare i loro nemici, andando contro la natura umana. Quando subiamo un torto da qualcuno, l’inclinazione naturale è quella di ripagarlo con la stessa moneta. Eppure in questi giorni si ricorda la nascita di Gesù, venuto sulla terra per portare la pace duratura, non di un solo giorno. Il Signore vuole offrire pienezza a te e a me, ripristinare relazioni interrotte, sanare divisioni culturali e nazionali, far sì che i nemici di un tempo depongano le armi e condividano doni e abbracci. Il coro degli angeli annunciava la pace sulla terra e, in questo mondo pieno di conflitti, noi continuiamo a desiderare la pace.

Il nostro pianeta è devastato dalla guerra e dalla sofferenza, ma quando ricordiamo il Natale siamo incoraggiati a sanare le ferite e ad essere costruttori di pace, anche con i nostri nemici.

La Bibbia narra che i pastori, affascinati da questa visione di pace, giunsero “in fretta” sul luogo indicato e trovarono il bambino di cui avevano sentito parlare, prima di raccontare a tutti quelli che conoscevano dello strano incontro. Forse, come nel caso della tregua di Natale, alcune persone non credettero al loro racconto. Ma quegli uomini rudi avrebbero ricordato quell’incontro per il resto della loro vita.

Questo Natale, preghiamo per la pace

Jarrod Stackelroth

Note
[1] W.Owen, “Dulce et Decorum est”, Postumo, 1920. §
[2] M. Hastings, Catastrophe: Europe Goes To War 1914 (Catastrofe: l’Europa va in guerra nel 1914), William Collins, 2013.

[Immagine e fonte: Adventist Record. Traduzione: Lina Ferrara, HopeMedia Italia] 


    Redazione HopeMedia Italia

    Argomenti

    Articoli correlati