Clifford Goldstein/ARnews/Maol – Ci sono storie bibliche che non ci piacciono. Una di esse suona così: una concubina fugge via dal suo signore…

Clifford Goldstein/ARnews/Maol – Ci sono storie bibliche che non ci piacciono. Una di esse suona così: una concubina fugge via dal suo signore levita e va nella dimora di suo padre, a Betlemme. Dopo quattro mesi, il levita si reca lì, «parla al suo cuore» e lei ritorna con lui. Sulla strada verso casa il levita, per salvarsi, la getta nelle mani del «branco» che la stupra per tutta la notte. Al mattino, dopo aver trovato il suo corpo, il levita lo smembra in 12 pezzi e ne invia uno a ogni tribù d’Israele.
Non è proprio una storia per bambini, vero?
Oppure, immaginiamo un sermone del sabato basato su questa storia. «La lettura biblica di oggi è Giudici 19:25 che dice: “Allora l’uomo prese la sua concubina e la condusse fuori da loro; ed essi la presero, abusarono di lei tutta la notte fino al mattino; poi, allo spuntar dell’alba, la lasciarono andare”. Il Signore benedica la lettura della sua parola».
Sto scherzando, certo, ma per far notare un punto: abbiamo la tendenza a ignorare le storie della Bibbia che non ci piacciono e vorremmo che non ci fossero.
Giudici 19 è un testo brutale, ma lo è anche il mondo, ciò rende la realtà della grazia di Dio molto più preziosa.
Quando Paolo scrive che «Ogni Scrittura è ispirata da Dio» (2 Tm 3:16), non vuol dire solo le Scritture su Giuseppe diventato vice faraone in Egitto o sugli angeli che di notte festeggiano la nascita di Gesù, o ancora l’esperienza di Saulo sulla via di Damasco.
Vuol dire anche la Scrittura in cui il Signore dice agli Israeliti, dopo che hanno sconfitto una città in guerra, di uccidere tutti i maschi, ma le donne e i bambini «li prenderai come tua preda» (Dt 20:14). Paolo intende anche il testo quando, dopo aver sottomesso altre città, il Signore dice lagli Istraeliti: «non conserverai in vita nulla che respiri» (Dt 20:16). Che lo vogliamo o no Giosuè 6:21 fa parte del canone biblico tanto quanto Giovanni 3:16. Salmo 137:9 («Beato chi afferrerà i tuoi bambini e li sbatterà contro la roccia!») è tanto parola di Dio quanto Levitico 19:18 («ma amerai il prossimo tuo come te stesso. Io sono il SIGNORE»).
La mia visione della Scrittura non mi permette la prerogativa critica più elevata di scartare i testi biblici che offendono la mia sensibilità moderna. «Ogni Scrittura» significa tutta la Scrittura, tra cui, tra gli altri, la storia horror di Giudici 19.
Allora perché è qui? Quale valore redentore ha? Se, come ci piace dire, Cristo appare in tutta la Bibbia, dove si trova in questa narrazione? Perché Dio tace in mezzo a una tragedia così perniciosa?
A meno che il punto non sia il silenzio di Dio.
Chi di noi ha mai visto apparire l’angelo Gabriele per sé come è avvenuto con Maria (Lc 1)? Chi di noi ha mai visto i morti risorgere (Gv 11), o osservato con timore il fuoco scendere dal cielo (1 Re 18)? Non sto dicendo che miracoli come questi non succedano ancora, ma solo che non accadono alla maggior parte di noi, almeno non sovente. E anche se la maggior parte di noi (spero) non viva la situazione raccapricciante di Giudici 19, le nostre esistenze possono essere talvolta abbastanza orribili. Non tutte le storie finiscono «felicemente» come Giobbe, e non tutte le nostre tragedie sono piene di un messaggio di speranza, come Giovanni Battista (cfr. The Desire of Ages, p. 224).
Invece, quante volte possiamo testimoniare o addirittura sperimentare la stessa assurdità insensata espressa nella violenza sulla concubina. Quella storia è più vicina alla realtà sperimentata da molti di noi cdi quanto non lo sia, per esempio, alla realtà di Gesù che nutre una folla di 5.000 persone, o dell’angelo che libera Pietro dalla prigione. Se la Scrittura avesse dato conto solo dei miracoli, solo degli interventi divini, solo delle conclusioni felici, quanta credibilità avrebbe avuto in un mondo in cui i miracoli, gli interventi divini e le conclusioni felici sono spesso eccezioni piuttosto che la regola?
Forse questa sordida storia è nel canone semplicemente per mostrarci che, nonostante la depravazione umana, Dio ama ancora questo mondo; e quando la Scrittura dice che Cristo ha portato «l’iniquità di noi tutti» (Is 53:6), o che Cristo «è morto per gli empi» (Rm 5:6), possiamo meglio capire quanto sia assurda la morte. Dopo tutto, coloro i cui peccati egli ha portato, gli stolti per i quali è morto, comprendono non solo la concubina e il levita, ma anche la folla.
Giudici 19 è brutale, ma così è anche il mondo, ciò che rende la realtà della grazia di Dio molto più preziosa. Non ci piace questa storia biblica. Ci offende. Forse doveva farlo. Forse è per questo che è stato messa qui, fin dall’inizio.
(Clifford Goldstein è direttore della Adult Sabbath School Bible Study Guide).




