Pubblicare sui social: con quale proposito?

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Pubblicare sui social: con quale proposito?

Il dilemma su cosa e come postare sui social media non impedisce ai cristiani di cogliere l’opportunità di predicare la speranza evangelica Una domanda che sembra semplice, ma è difficile da comprendere, ed è diventata ancora più complessa negli ultimi tempi. Si noti che il quesito non è: perché pubblicare?, bensì: per cosa pubblicare? Qual […]

Il dilemma su cosa e come postare sui social media non impedisce ai cristiani di cogliere l’opportunità di predicare la speranza evangelica

Una domanda che sembra semplice, ma è difficile da comprendere, ed è diventata ancora più complessa negli ultimi tempi. Si noti che il quesito non è: perché pubblicare?, bensì: per cosa pubblicare? Qual è lo scopo di includere determinati contenuti digitali nei ‘nostri’ profili, piattaforme e sistemi online?

Di recente ho letto un articolo che mi ha fatto riflettere. Il giornalista e scrittore Kyle Chayka, collaboratore di pubblicazioni come The New Yorker, ha parlato di un presunto comportamento sociale chiamato “zero publishing”. Intervistato dalla BBC sulla possibilità di un mondo in cui nessuno pubblichi più nulla, Chayka ha risposto: “penso di sì. Credo che arriverà prima del previsto, semplicemente perché non c’è più alcun incentivo a pubblicare”. [1]

Cambio di comportamento
L’idea alla base di questo concetto è che i sistemi algoritmici, che governano la logica dei social media, siano più interessati alla redditività che a creare connessioni tra le persone. I post fanno parte di una realtà aziendale, non semplicemente di uno spazio di dialogo e scambio di idee, come invece sarebbe la presunta ragione d’essere delle reti sociali.

I ricercatori Issaaf Karhawi e William Fernandes Araújo affermano: “le piattaforme stabiliscono linee guida e politiche di monetizzazione, come programmi di ricompensa per i creatori, ma gli utenti sviluppano strategie per aggirare queste regole, adattando le proprie pratiche per massimizzare visibilità e guadagni”. [2]

Il comportamento degli utenti di Internet sta subendo cambiamenti significativi. Ci sono segnali che le nuove generazioni stanno modificando le proprie abitudini di consumo e navigazione. Uno studio del Pew Research Center ha rivelato che, negli Stati Uniti, gli utenti tra i 18 e i 25 anni sono l’unico gruppo d’età ad aver ridotto l’utilizzo dei social media dal 2019. [3]

Un’altra tendenza è quella del “feed zero”, ossia la pratica di non pubblicare contenuti permanenti sui profili, privilegiando invece i post effimeri, come le storie di Instagram, che scompaiono dopo poco tempo.

Contesto cristiano
Cosa significa tutto questo per i cristiani e le organizzazioni religiose? Dovrebbero forse tenersi lontani dai social media o ridurre drasticamente la propria presenza digitale, seguendo questa tendenza e proteggendosi da un sistema sempre più avido e disinteressato alle relazioni autentiche? Per alcuni, proprio questa sembrerebbe la soluzione più semplice.

Tuttavia, è necessario riflettere in modo più profondo e attento.

Una delle domande più importanti per i cristiani di ogni confessione — inclusi gli avventisti del settimo giorno — è: perché pubblico qualcosa? Per quale scopo? In particolare, coloro che credono nella grazia trasformatrice di Cristo e nel suo imminente ritorno dovrebbero considerare la presenza sui social media da una prospettiva diversa. Essere presenti in modo strategico nell’ambiente digitale, con messaggi pertinenti, è un’opportunità concreta per predicare il Vangelo e raggiungere molte persone.

Azioni pratiche
Se rinunciare ai social media o aderire alla logica dello “zero-posting” non è un’opzione per chi fa parte di movimenti impegnati nella diffusione del messaggio di Cristo, allora sono necessarie alcune azioni concrete:

Comprendere la logica delle reti social: ogni cristiano dovrebbe conoscere a fondo le dinamiche delle piattaforme. Per produrre contenuti coerenti con il proprio scopo, è importante conoscere le regole — esplicite e implicite — dell’universo digitale. Formatevi, aggiornatevi, seguite corsi: non agite con ingenuità.

Prepararsi alle reazioni: pubblicare significa esporsi a reazioni, sia positive che negative. È importante essere pronti psicologicamente e spiritualmente. Alcuni capiranno il vostro messaggio, altri no. Mantenete un dialogo aperto, sapendo che arriveranno suggerimenti e critiche.

Rivedere la propria strategia: le logiche di valutazione dei contenuti cambiano rapidamente, e non sempre premiano la qualità. È una sfida che deve essere superata con la creatività. C’è anche una forte pressione per pubblicare costantemente, ma la quantità non è sinonimo di rilevanza. Definisci bene i tuoi obiettivi, sapendo di avere un proposito.

Prendersi cura del proprio pubblico: non è necessario essere influencer con milioni di follower. È più importante pubblicare contenuti ben pensati e prendersi cura del pubblico che Dio vi ha affidato. I contenuti biblici devono generare relazioni, non solo consumo: sono ponti verso connessioni profonde e atti intenzionali di discepolato.

Audacia
C’è un passaggio emblematico nel libro degli Atti che parla dell’audacia degli apostoli nel predicare la Parola anche di fronte alle avversità. Le sfide dei social media oggi non sono paragonabili a quello scenario, ma restano reali.

Dio apre porte a chi rimane in questo ambiente digitale per scopi missionari: “adesso, Signore, considera le loro minacce e concedi ai tuoi servi di annunciare la tua Parola in tutta franchezza, stendendo la tua mano per guarire, perché si facciano segni e prodigi mediante il nome del tuo santo servitore Gesù. Dopo che ebbero pregato, il luogo dove erano riuniti tremò; e tutti furono riempiti dello Spirito Santo, e annunciavano la Parola di Dio con franchezza” (Atti 4:29-31).

Sottolineo le parole “franchezza” e “Spirito Santo”. Sono la sintesi di ciò che ci si aspetta dai cristiani nell’uso dei social media. Predichiamo con genuinità, fiduciosi che lo Spirito Santo ci sta guidando.

Dopo aver risposto alla domanda iniziale, procediamo con fede: vedremo sicuramente qualcosa di straordinario nella nostra vita e in quella di molti altri. Non aspettiamoci un cammino facile: incontreremo logiche distorte e ostacoli. Ma la franchezza, sostenuta da Cristo Gesù, ci ispira sempre ad andare avanti!

Note
[1] “Perché molte persone hanno smesso di pubblicare sui social media”. Articolo disponibile su: https://www.bbc.com/portuguese/articles/c93k3n891n9o

[2] “Monetizziamo!”: trucchi e una ricerca collettiva di visibilità su TikTok. Disponibile su: https://publicacoes.softaliza.com.br/compos2025/article/view/11376. Consultato il 31 luglio 2025.

[3] “Cos’è il feed zero?”. Articolo disponibile su: https://www.techtudo.com.br/noticias/2024/10/o-que-e-feed-zero-geracao-z-posta-menos-nas-redes-sociais-entenda-edapps.ghtml

[Fonte: noticias.adventistas.org. Autore: Felipe Lemos. Tradotto da Veronica Addazio, HopeMedia Italia]
[Immagini: © Alphaspirit | Dreamstime.com; fernandozhiminaicela | Pixabay.com; Edar | Pixabay.com]


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