Ricordiamo la discesa sulla terra

Spiritualità

Redazione HopeMedia Italia
Ricordiamo la discesa sulla terra

Bruce Manners – Il 20 luglio di quest’anno, ricordiamo il 56° anniversario dello sbarco del primo uomo sulla luna, il “grande balzo per l’umanità”. Fu un momento emozionante e significativo nella storia del nostro pianeta. La maggior parte di coloro che sono abbastanza grandi da ricordare quel momento raccontano di come si riunivano attorno al […]

Bruce Manners – Il 20 luglio di quest’anno, ricordiamo il 56° anniversario dello sbarco del primo uomo sulla luna, il “grande balzo per l’umanità”. Fu un momento emozionante e significativo nella storia del nostro pianeta.

La maggior parte di coloro che sono abbastanza grandi da ricordare quel momento raccontano di come si riunivano attorno al televisore per guardare in diretta le immagini sgranate, in bianco e nero, mentre Neil Armstrong e poi Buzz Aldrin diventavano i primi esseri umani a camminare sulla luna.

Dopo l’allunaggio del LEM, Aldrin invitò tutti gli ascoltatori a “fermarsi a riflettere sugli eventi delle ultime ore e a ringraziare a modo proprio”. Nel silenzio che seguì, lesse le parole di Gesù: “Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me porta molto frutto. Senza di me non potete far nulla” (Giovanni 15:5).
Poi prese il pane e il vino che aveva portato con sé per un servizio di comunione privata.

In seguito, si domandò se fosse stata la scelta giusta, considerando che gli astronauti sapevano di rappresentare l’intera umanità, a prescindere dalle convinzioni personali. “Ma in quel momento non riuscivo a pensare a un modo migliore per rendere omaggio all’esperienza dell’Apollo 11, se non ringraziando Dio”.

Scendendo i gradini del modulo lunare verso il suolo, Armstrong pronunciò la famosa frase che aveva preparato: “Un piccolo passo per un uomo; un grande passo per l’umanità”.
Disse la verità.

Un paio d’anni dopo, nel 1971, Jim Irwin trascorse tre giorni sulla luna. È ricordato soprattutto per le immagini che lo ritraggono mentre rimbalza sulla superficie lunare a bordo di un veicolo spaziale. Fu il primo essere umano a guidare sul nostro satellite. Racconta che, in un’occasione, osservando la terra, allungò la mano, sollevò il pollice e chiuse un occhio. La terra scompariva dietro il suo pollice. In un certo senso, tutto il pianeta sembrava sotto il suo controllo. Questa visione fece sentire Irwin “terribilmente piccolo”.

In realtà, possiamo dire che il nostro pianeta è solo un’altra roccia nel cosmo. Sì, ospita la vita. Una vita intelligente. Una vita abbastanza creativa da permettere agli esseri umani di attraversare lo spazio inospitale e scendere sulla luna.

Eppure, nel quadro generale dell’universo, la terra appare insignificante.

Ma non per Dio. E lo ha dimostrato con la sua “discesa sulla terra”, avvenuta a Betlemme duemila anni fa, con la nascita di Gesù. È questo che rende il nostro pianeta grande. Significativo.

Non per ciò che siamo, né per quello che siamo diventati, né per le nostre capacità o la nostra saggezza. È Dio che fa la differenza.

“Dio ha tanto amato il mondo da dare…” (Giovanni 3:16). Questo sì, è un vero passo da gigante per l’umanità.

(Bruce Manners, pastore emerito, ha diretto la rivista “Segni dei tempi” australiana e neozelandese)

[Fonte: st.network. Traduzione: Veronica Addazio, caporedattrice, giornalista e social media editor]
[Immagine di copertina: Ponciano su pixabay.com] 


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