Sabato 11 aprile, nella chiesa avventista di Roma Lungotevere, si è svolta la cerimonia di consacrazione della diaconessa, Monìka Kakol, e del diacono, Nikola Kuleško. Il pastore che serve la comunità, Luca Faedda, ha tenuto una breve introduzione citando una frase del film “La vita è bella” di Roberto Benigni. “Servire è l’arte suprema di […]
Sabato 11 aprile, nella chiesa avventista di Roma Lungotevere, si è svolta la cerimonia di consacrazione della diaconessa, Monìka Kakol, e del diacono, Nikola Kuleško.
Il pastore che serve la comunità, Luca Faedda, ha tenuto una breve introduzione citando una frase del film “La vita è bella” di Roberto Benigni. “Servire è l’arte suprema di Dio” ha detto Faedda per presentare il significato della diaconia. Il termine greco diakonía esprime un servizio volontario, sintonizzato sui bisogni dell’altro; un impegno costante basato sull’amore e non limitato alle quattro mura della chiesa.

La diaconia è stata paragonata alla vita di relazione in famiglia, dove ognuno mette a disposizione di buon grado la propria opera per il bene e l’armonia comune.
Il past. Faedda ha ricordato i vari strumenti a disposizione dei diaconi: qualche volta il versetto biblico, altre volte la presenza, altre ancora semplicemente due parole insieme. Ha citato Gesù che si fa diacono nel momento in cui serve i discepoli a tavola (Luca 22:27).
Infine, il pastore ha recitato la preghiera di benedizione e consacrazione insieme all’anziano di chiesa, Andreas Mazza, chiedendo al Signore di benedire e proteggere il nuovo impegno dei due diaconi.
Graziano Capponago del Monte
[Foto: Ester Fiorito]




