Sabato 4 aprile, la chiesa avventista di Torino ha rievocato il significato del messaggio pasquale con una celebrazione che ha unito l’intera comunità. La Pasqua affonda le sue radici nella tradizione ebraica. Il termine Pesach vuol dire “passare oltre” (ne parla la Bibbia in Esodo 12). Per comprendere la profondità del suo significato, diversi dipartimenti […]
Sabato 4 aprile, la chiesa avventista di Torino ha rievocato il significato del messaggio pasquale con una celebrazione che ha unito l’intera comunità.
La Pasqua affonda le sue radici nella tradizione ebraica. Il termine Pesach vuol dire “passare oltre” (ne parla la Bibbia in Esodo 12). Per comprendere la profondità del suo significato, diversi dipartimenti della nostra chiesa, Ministeri della Famiglia, delle Comunicazioni, in favore dei Bambini e diaconia, hanno collaborato all’organizzazione della festa.

Tramite letture, video, musica e preghiere lasciate come sassi ai piedi della croce di Gesù, abbiamo chiesto la liberazione finale dal nostro personale “Egitto”, in memoria della schiavitù vissuta dal popolo d’Israele al tempo di Mosè. Ci siamo sentiti sospesi tra la prima Pasqua e quella di Cristo, resa tangibile dal suo sacrificio definitivo e dalla sua risurrezione.
A tavola, abbiamo consumato alcuni cibi indicati nelle Scritture: le erbe amare come il periodo della schiavitù; il pane azzimo, non lievitato, per essere pronti a fuggire; l’acqua salata come le lacrime versate durante l’oppressione egiziana e in ricordo del Mar Rosso; il charoset, un impasto di frutta secca che rievocava la malta dei mattoni preparati dagli ebrei in Egitto, ma dal sapore dolce per la speranza della salvezza.
Cristo era rappresentato dall’agnello. Il sangue di questo animale venne usato in occasione della Pesach per segnare gli stipiti delle porte degli israeliti durante l’ultima piaga in Egitto, così che l’angelo della morte “passasse oltre”, salvando il popolo di Dio. Nella Pasqua cristiana, Gesù diventa quell’agnello, donando se stesso e riscattandoci con il suo sangue.

La bevanda del succo d’uva ha rammentato il sacrificio di Cristo, celebrando il senso della liberazione dalla schiavitù del peccato e la gioia per il passaggio alla terra promessa, quella ultima che ci attende al ritorno di Gesù. Egli ci invita ogni giorno a seguirlo, ci chiama a prendere parte alla tavola imbandita, ci consegna il lasciapassare della sua promessa, per festeggiare insieme e “passare oltre” il giudizio.
Il 4 aprile scorso siamo stati idealmente uniti a quella tavola di duemila anni fa, ricordando che la Pasqua è stata ed è, grazie all’amore di Dio, il simbolo della nostra salvezza.
Daniela Marchesich
[Foto: Stefano Formentin]




