Apocalisse in breve. Il cavallo giallastro

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Apocalisse in breve. Il cavallo giallastro

Francesco Zenzale –“Quando l’Agnello aprì il quarto sigillo, udii la voce della quarta creatura vivente che diceva: ‘Vieni’. Guardai e vidi un cavallo giallastro; e colui che lo cavalcava si

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Francesco Zenzale –“Quando l’Agnello aprì il quarto sigillo, udii la voce della quarta creatura vivente che diceva: ‘Vieni’. Guardai e vidi un cavallo giallastro; e colui che lo cavalcava si chiamava Morte; e gli veniva dietro il soggiorno dei morti. Fu loro dato potere sulla quarta parte della terra, per uccidere con la spada, con la fame, con la mortalità e con le belve della terra” (Ap 6:7-8).

Il quarto cavaliere, che cavalca un cavallo livido (o giallastro, di colore cadaverico) percorre il periodo profetico più triste della storia del cristianesimo: il Medio Evo. Il cavallo giallastro, nella Scrittura, evoca la persecuzione e la morte (Deuteronomio 28:49; Giobbe 9:26; Lamentazioni 4:19: Abacuc 1:8; Matteo 24:28)

In questo periodo il “cristianesimo” impersona la morte al massimo grado. Non soltanto il cavaliere si chiama “Morte”, ma è accompagnato per la prima volta da un secondo cavaliere che prende il nome di Ades o “soggiorno dei morti”. Con questo nome la Settanta traduce il termine ebraico scheol.

Il quarto cavallo segna l’ultima tappa della jihad della chiesa. Le guerre sante, le inquisizioni e le persecuzioni. La quarta parte della terra, l’Europa, è in balia del disastro senza scampo, soggetta alla fame, all’autodistruzione del potere dispotico della Chiesa che è famelica del sangue dei martiri. Un’epoca dove la chiesa si rivela portatrice di morte e oppressione.

Si pensi alle crociate, fra i secoli XI e XIII, alla lotta per le investiture cominciata sotto il pontificato di Gregorio VII, nel 1075, e terminata con il Concordato di Worms, nel 1122. Si pensi alle sconvolgenti guerre di religione: la crociata contro gli albigesi nel XV secolo; gli orrori dell’Inquisizione di Spagna nel XIII secolo; le ricorrenti persecuzioni contro i valdesi in Piemonte e in Calabria e contro i patarini in Lombardia dal XII secolo fino alle soglie dei tempi moderni; la guerra contro gli hussiti in Boemia nel XV e XVII secolo. Tristemente celebre nella storia il massacro della notte di S. Bartolomeo, il 24 agosto 1572. L’inviato di papa Pio V, all’indomani dell’orrendo massacro per mezzo di Carlo IX e Caterina dei Medici, esclamò: “Dio sia lodato! Il re di Francia ha mantenuto la promessa!”.

Ancora oggi l’eco di tanta crudeltà s’eleva fino al cielo, intriso da una gran sete di giustizia: “Fino a quando aspetterai, o Signore santo e veritiero, per fare giustizia e vendicare il nostro sangue su quelli che abitano sopra la terra?” (Ap 6:10).

Verrà il giorno in cui i libri saranno aperti e “i morti furono giudicati dalle cose scritte nei libri, secondo le loro opere” (Ap 29:12) e “se qualcuno non fu trovato scritto nel libro della vita, fu gettato nello stagno di fuoco” (Ap 20:15).

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