Crescere nella fede significa andare oltre

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Redazione HopeMedia Italia
Crescere nella fede significa andare oltre

Invito alla lettura. Presentiamo un libro che penetra interroga e libera. Il saggio Oltre la Bibbia, oltre l’Occidente. L’eros dell’interpretazione, opera del prof. Hanz Gutierrez Salazar, invita il cristiano a rileggere la Scrittura in modo nuovo e radicale, ma soprattutto vitale e mai legato a interpretazioni fisse, rigide e assolute. Un testo che si studia […]

Invito alla lettura. Presentiamo un libro che penetra interroga e libera.

Il saggio Oltre la Bibbia, oltre l’Occidente. L’eros dell’interpretazione, opera del prof. Hanz Gutierrez Salazar, invita il cristiano a rileggere la Scrittura in modo nuovo e radicale, ma soprattutto vitale e mai legato a interpretazioni fisse, rigide e assolute. Un testo che si studia attraversando “letteralmente” le parole, con lo spirito inquieto e curioso di un viandante pellegrino, perché ogni pagina sembra voler spingere in avanti, interrogare l’anima e liberarla. In questo senso, è un contributo teologico che non consola e non rassicura ma impegna, apre la mente e fa lievitare il pensiero.

L’autore propone una “ermeneutica della vita”, un approccio interpretativo che non si accontenta di chiarire un testo, vuole ascoltarne anche il mistero, ciò che non si esaurisce né si rivela pienamente; coglierne le ambivalenze e accoglierne i paradossi andando “oltre” (nel significato di comprendere, integrare e superare, tutt’altro che archiviare o squalificare). Senza ansie da prestazione, traguardi predefiniti o paura di entrare in un rapporto vivo, magari conflittuale, con il testo stesso.

Tutto ciò all’interno di un circuito ermeneutico virtuoso che rispetta ed eleva il lettore, appellandosi alla sua capacità creativa senza subordinarla all’autorità insindacabile di ciò che è scritto, ma neanche concedendogli l’esercizio del dominio assoluto e arbitrario del testo stesso, che potrebbe diventare finanche manipolatorio. La filigrana è quella del cammino lento, divinamente inspirato e pronto ad accogliere luce e stupore. Come scrive Gutierrez: “Il senso si crea solo parzialmente, esso si dà essenzialmente. Preservare la dimensione di mistero, ambivalenza e paradosso della vita è condizione per un senso non deformato”.

Questo suo alto contributo è centrale per il cristianesimo avventista che individua nel testo biblico i gangli della sua identità, in quanto mette in guardia dal rischio di un “positivismo testuale”: una lettura che potrebbe ridurre la Parola a verità da catalogare senza alcuna forza generativa.

La Bibbia, afferma l’autore con toni forti e rivelatori, “non è un libro chiaro ma un libro oscuro”. Sono parole che potrebbero spaventare coloro che “maneggiano” l’identità come materia da difendere anziché vivere. Quella cosiddetta “oscurità” non spaventa e non toglie, non è sinonimo di male ma piuttosto invita, accoglie e forma il lettore, stimolandolo a fare la sua parte in un rapporto attivo con il testo, con l’autore e con colui che lo ha ispirato. Gutierrez a tal proposito torna spesso all’interrogativo della dimensione pneumatologica della fede e dell’interpretazione, per affermare che non basta una “teologia della Parola”, occorre riscoprire lo Spirito come agente ermeneutico che è fonte primaria di vita, creatività e conversione.

In modo audace, nella parte centrale del suo libro si riferisce alla tre persone della Trinità come modelli relazionali, non semplicemente oggetto di fede ma ispiratori della rivelazione: il Padre come pastore e casalinga accogliente, il Figlio come Gesù puro ed Emmanuele vulnerabile, lo Spirito come ordine e improvvisazione. L’autore tesse insieme la teologia biblica, l’antropologia e la spiritualità. Forte la parte in cui afferma che “l’amore esuberante e sobrio del Padre” (2 Corinzi 13:13) esprime la contingenza del senso e obbliga a rivedere ogni forma di dogmatismo.

Il testo muove anche una critica più generale alla modernità occidentale e alla sua teologia. Il “nichilismo ermeneutico”, che svuota il senso e lo sostituisce con efficienza, immediatezza, produttività e performance, caratterizza un Occidente divenuto emblema di una cultura che ha perso il contatto con la dimensione simbolica e spirituale della vita, quella più relazionale, vibrante e passionale che il sud del mondo, non solo geografico ma esistenziale, incarna nella fragilità, nella marginalità, nella lentezza, nel bisogno di Auferstehung, una risurrezione del senso attraverso un legame rinnovato con Spirito e comunità.

Un messaggio che diventa una pioggia rinfrescante nel torrido deserto, fatta scendere (anche) per l’avventismo, che nasce e cresce con una vocazione profetica e universale, ma che per non perdersi deve continuamente riformarsi e riscoprire la freschezza e la vitalità del messaggio del Regno, in una teologia fatta di carne che non ha bisogno di difendersi per tenersi al sicuro, ma semplicemente di vivere e camminare.

È il filo rosso che percorre ogni pagina di questo libro filosoficamente molto denso che non ha come scopo quello di proporre un esercizio accademico, ma di invitare alla vita. Gutierrez lo fa da credente, da predicatore, da docente. Come afferma nella prefazione Luisella Battaglia, “la lettura può diventare la tomba del senso o il luogo della sua risurrezione”. La responsabilità interpretativa diventa così responsabilità etica e spirituale: il lettore cristiano è chiamato a leggere per vivere, per trasformarsi, per amare di più.

Un libro necessario per prendere sul serio la parola di Dio senza trasformarla in un idolo, per permettere allo Spirito di continuare a soffiare verso nuove rivelazioni, per far crescere una comunità di credenti e una chiesa avventista che, nel rimanere fedele al vangelo, sceglie di aprirsi al mondo, ai suoi drammi e ai suoi interrogativi irrisolti, con intelligenza e compassione.

La fede non è dottrina da difendere ma strada da percorrere con cuore aperto e mente lucida, nell’esercizio più genuino del discepolato. Hanz Gutierrez con coraggio intellettuale e spirituale lo ha messo nero su bianco (a colori) in quest’opera che definirei monumentale.

Marko Hromiš

Per saperne di più
Inseriamo qui la formulazione adottata nelle “Dottrine fondamentali degli Avventisti del Settimo Giorno” tratta dal Manuale di Chiesa (edizione aggiornata del 2015, capitolo 14, p. 161). Essa pone al centro dell’esperienza di fede la Sacra Scrittura, come riferimento ineludibile per la vita di ogni cristiano. In questa enunciazione, per quanto succinta, troviamo le premesse per la riflessione approfondita, responsabile e matura del libro recensito in queste pagine. Come dice il testo sotto, la Parola di salvezza che Dio comunica diventa fonte di trasformazione, di cui il testo stesso diventa anche testimonianza.

1. Le sante Scritture
Le sante Scritture, Antico e Nuovo Testamento, sono la parola scritta di Dio, trasmessaci per ispirazione divina. I suoi autori ispirati hanno parlato e scritto guidati dallo Spirito Santo. Tramite questa parola, Dio ha comunicato all’umanità la conoscenza necessaria per la salvezza. Le Scritture sono la rivelazione infallibile della sua volontà. Esse rappresentano il modello per il carattere, il banco di prova per l’esperienza, l’autorevole rivelazione delle dottrine e la narrazione fedele delle azioni di Dio nella storia (cfr. Sl 119:105; Pr 30:5,6; Is 8:20; Gv 17:17; 1 Te 2:13; 2 Ti 3:16,17; Eb 4:12; 2 P 1:20,21).

Qui sono disponibili tutti i punti dottrinali della denominazione..

[Fonte: Il Messaggero Avventista, gennaio 2026]
[Hanz Gutierrez, Oltre la Bibbia, oltre l’Occidente. L’eros dell’interpretazione, Meltemi Editore, Milano, 2024 – 28,00 euro] 


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