Dietro le quinte

GC2025

Redazione HopeMedia Italia
Dietro le quinte

Quello che molti non hanno visto. Poco prima dell’annuncio della Commissione di nomina all’Assemblea Mondiale, venerdì 4 luglio, dietro le quinte tutti presumevano che il presidente uscente fosse stato riconfermato per un quarto mandato. Era ciò per cui ci preparavamo e discutevamo. Ed è solo in quel momento che ho notato il past. Köhler attraverso […]

Quello che molti non hanno visto.

Poco prima dell’annuncio della Commissione di nomina all’Assemblea Mondiale, venerdì 4 luglio, dietro le quinte tutti presumevano che il presidente uscente fosse stato riconfermato per un quarto mandato. Era ciò per cui ci preparavamo e discutevamo. Ed è solo in quel momento che ho notato il past. Köhler attraverso la tenda sul retro del palco, immobile nell’ombra. Sembrava portare sul volto un peso diverso rispetto a quello che avevo visto qualche ora prima, quando, da segretario, aveva presentato il suo rapporto all’assemblea dei delegati.

Pochi istanti prima avevo ricevuto un messaggio dalla regia: “NomCom in arrivo”. Un codice che annunciava l’ingresso imminente della Commissione e del candidato proposto. Quando ho visto Köhler, ho chiesto: “È Erton?”. La risposta è arrivata subito: “Sì”. Così, da amico, da pastore e nel mio ruolo lì dietro le quinte, mi sono avvicinato a lui.

Le sue prime parole dopo aver accettato la nomina sono state: “Puoi immaginare quanto sia impegnativo questo momento. Nessuno è preparato per questo”. So che alcuni, osservando da lontano, hanno messo in dubbio la sua sorpresa. Non dubitate! Ero presente e, pur non condividendo i dettagli della nostra conversazione, posso testimoniare, dalle parole che mi ha rivolto quando l’ho avvicinato, dal suo volto, dal linguaggio del corpo, che era sotto shock e sentiva il peso della decisione.

Il piano iniziale prevedeva che sarebbe stato presentato sul palco pochi minuti dopo l’arrivo. Ma non è stato così. Köhler non aveva ancora accettato formalmente. Lui e sua moglie Adriene, insieme ai vertici della Commissione, sono usciti per pregare, parlare e riflettere. È passata quasi un’ora prima che venisse pronunciato il voto. In quel momento ho provato profonda gratitudine per un dirigente che ha ritenuto necessaria un’ulteriore riflessione prima di dire “Sì” a una chiamata che travalica la capacità umana.

Quando sono tornati dal tempo di preghiera, confronto e decisione, il peso del momento era chiaramente visibile sul volto del past. Köhler e nelle lacrime della sua signora e dei loro figli. Eppure, accanto a quella commozione, si leggeva anche una determinazione fedele a rispondere alla chiamata del Signore. Anni fa, questa famiglia aveva messo mano all’aratro, e ora Dio li chiamava a continuare il lavoro, il campo aveva ancora bisogno di essere arato. E così, senza voltarsi indietro, hanno scelto di proseguire, confidando nella forza di Gesù.

Personalmente, sono stato profondamente toccato dall’unità manifestata tra i delegati. Finora in questa Assemblea, quasi ogni mozione è stata soggetta a domande, dibattiti e talvolta perfino ripetizione del voto. Perciò, quando il nome del candidato è stato presentato ai delegati, pensavamo che ci sarebbe stato ancora del tempo perché la famiglia potesse prepararsi emotivamente a salire sul palco. Köhler mi ha detto: “Abbiamo tempo, Chad. Qualcuno potrebbe voler intervenire, o il mio nome potrebbe essere rimandato indietro”.
Ma la Commissione non ha voluto farlo; era pronta ad andare avanti e due minuti dopo avevamo un nuovo presidente della Conferenza Generale.
La Commissione è stata unanime e anche i 188 voti contrari (dei delegati) non vanno letti come un segno di disaccordo o di mancanza di sostegno; in un contesto come questo, non si tratta di divisione, ma del dono prezioso della libertà.

Anche l’ex presidente, Ted N.C. Wilson, e sua moglie Nancy, hanno affrontato il momento con compostezza e spirito sereno. Mentre si preparavano al culto serale, ho colto nei loro volti un certo sollievo. “Stiamo bene” mi ha detto Nancy “E i nostri nipotini sono felicissimi. Ora potranno passare più tempo con noi!”.

Uno dei momenti più intensi è arrivato quando Köhler, nel suo primo intervento pubblico, ha voluto rendere omaggio ai Wilson per i loro quindici anni di servizio alla guida della Chiesa mondiale. Tutti si sono alzati per un lungo, sentito applauso.
“Possiamo avere opinioni diverse” ha detto con gratitudine “ma una cosa è certa, i Wilson hanno dato tutto loro stessi a questa Chiesa”.
Parole autentiche, che hanno toccato il cuore dei presenti. E anche i coniugi Wilson, durante l’appello finale lanciato da Jim Howard per “impegnarsi a raggiungere almeno una persona per Gesù nel prossimo anno”, hanno alzato la mano. Il loro ruolo ufficiale è giunto al termine, ma la loro missione continua. Stasera rivolgerò al Signore preghiere di gratitudine per Ted e Nancy Wilson.

Oggi, dopo che Köhler ha concluso il suo discorso di accettazione e, insieme alla moglie e ai figli, ha lasciato il palco, li ho visti raccogliersi in cerchio insieme ad alcuni amici stretti. Con le braccia intrecciate, Köhler ha pregato per la sua famiglia e per la chiesa di Gesù, la nostra famiglia avventista.
Ora che il venerdì volge al termine e ci prepariamo a entrare in un sabato di pace e bellezza, vi invito a unirvi a lui: preghiamo per la sua famiglia, e preghiamo per la chiesa di Gesù, questa famiglia di avventisti del settimo giorno, imperfetta ma meravigliosa.

[Articolo di Chad Stuart (pastore nel Meryland e direttore di palco all’Assemblea Mondiale), pubblicato su session.adventistreview.org / Tradotto da Rachele Conti, Il Messaggero Avventista]
[Immagini: Chad Stuart / Adventist Review] 


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