Difendere le libertà civili e religiose

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Redazione HopeMedia Italia
Difendere le libertà civili e religiose

Intervista al pastore valdese Eugenio Bernardini, già moderatore della Tavola valdese, presidente della casa editrice Claudiana. La chiesa avventista, attraverso il suo 8xmille all’Associazione Internazionale per la Difesa della Libertà Religiosa (AIDLR), promuove il diritto alla libertà di coscienza, di fede e di espressione. Nel mese di febbraio si celebrano la Giornata della libertà religiosa […]

Intervista al pastore valdese Eugenio Bernardini, già moderatore della Tavola valdese, presidente della casa editrice Claudiana.

La chiesa avventista, attraverso il suo 8xmille all’Associazione Internazionale per la Difesa della Libertà Religiosa (AIDLR), promuove il diritto alla libertà di coscienza, di fede e di espressione.
Nel mese di febbraio si celebrano la Giornata della libertà religiosa (sabato 14) e la Settimana della libertà che ricorda il riconoscimento dei diritti civili ai valdesi con le Lettere Patenti di Carlo Alberto il 17 febbraio 1848. Queste ricorrenze sono un’occasione per riflettere sul significato attuale di tali garanzie, in un mondo in cui i diritti umani sono messi in discussione in numerosi contesti.

La storia valdese è una testimonianza di fedeltà alla parola di Dio e di difesa della libertà di credere e di vivere secondo coscienza, anche a costo di persecuzioni e sacrifici. Nel libro Il gran conflitto, Ellen G. White definisce i valdesi “custodi della luce” in tempi di oscurità spirituale, esempio di perseveranza e coraggio per tutte le generazioni.[1] La sua rappresentazione di questo popolo che, durante il Medioevo, mantenne viva la luce del vangelo in tempi di grande oscurità spirituale ha affascinato e affascina gli avventisti da sempre.[2]

Il Messaggero Avventista ha intervistato il past. Eugenio Bernardini, già moderatore della Tavola valdese, coordinatore nel 2024 del gruppo di lavoro per la celebrazione degli 850 anni dalla nascita del movimento valdese, attualmente presidente della casa editrice protestante Claudiana.

Quale significato ha oggi la libertà religiosa alla luce della testimonianza storica dei valdesi come difensori della libertà di coscienza?
Per i valdesi, la libertà religiosa è la madre di tutte le libertà. Senza libertà religiosa non è possibile realizzare pienamente le altre libertà. La libertà religiosa deve riguardare tutte le religioni, le fedi, i credi. Volere la libertà religiosa solo per sé è privilegio, non libertà. Naturalmente in un quadro di rispetto reciproco e delle norme che regolano la convivenza civile e pacifica dei popoli.
L’azione della chiesa valdese nella società è sempre stata improntata da questa consapevolezza, prima intuitiva, basata sulla libertà che nasce dall’evangelo e che nessuna autorità umana può reprimere, poi rafforzata dalla dottrina giuridica maturata nel corso dei secoli in Occidente.
L’Emancipazione, per i valdesi, del 17 febbraio 1848 si situò – e fu il primo – in un anno di importanti allargamenti delle libertà nei territori della monarchia sabauda: il 4 marzo c’è la firma dello Statuto Albertino e il 29 marzo il riconoscimento dei diritti civili per gli ebrei.

Ma si trattava di libertà ridotte. Per i valdesi (e anche per gli ebrei) era presente quella che il moderatore J. P. Revel definì, pochi mesi dopo il 17 febbraio, “la sciagurata riserva”, cioè il fatto che l’emancipazione riguardava sì i diritti civili, ma non quelli religiosi ed ecclesiastici (“nulla è innovato quanto all’esercizio del loro culto e alle scuole da loro dirette” volle scrivere il re Carlo Alberto). Come gli ebrei potevano praticare la loro religione solo nelle loro 23 sinagoghe riconosciute, anche i valdesi avevano il diritto di farlo solo nelle loro 15 parrocchie delle Valli.
La libertà di culto, dunque, è stata conquistata dopo, faticosamente, e ancora oggi non è del tutto compiuta. Ci sono ancora difficoltà di vari gradi e natura per i culti diversi da quello cattolico romano.

Quali sono queste difficoltà?
In Italia, la sfida più importante è superare la situazione attuale che è quella di una libertà religiosa differenziata: al livello più alto, per ragioni storiche e di convenienza politica, si trova la chiesa cattolica, poi le confessioni religiose che hanno un’Intesa con lo Stato (come quella valdese e avventista), poi tutte le altre che non hanno ancora un’Intesa o non l’avranno mai. Insomma: liberi ma disuguali, quindi non veramente liberi. Da tempo chiediamo una legge generale sulla libertà religiosa, una buona legge però, che non fotografi solo la realtà esistente.

La difesa della libertà religiosa si collega alla missione evangelica e alla responsabilità cristiana?
La missione evangelica in una società in cui non c’è libertà religiosa è ben difficile, e in una società in cui questa libertà è limitata è comunque complicata. Purtroppo, è la situazione più diffusa nel mondo, come sappiamo. Per questo, missione evangelica e difesa della libertà religiosa vanno sempre insieme. Inoltre, la libertà religiosa è sempre una buona base per difendere le altre libertà, condizione per la convivenza reciproca pacifica e rispettosa in qualsiasi società, dunque, è un dovere e una responsabilità per tutti i cristiani.

Le comunità cristiane non devono mai stancarsi di promuovere in ogni modo la libertà religiosa, anche facendo appello alle comunità religiose non cristiane. E anche là dove pare di aver raggiunto l’obiettivo, devono vigilare e promuoverne i principi base, perché ogni diritto conquistato può essere perso. Purtroppo, anche in Occidente aumenta l’influenza di forze politiche tutt’altro che favorevoli a questa e ad altre libertà.

Quali collaborazioni vede tra le chiese valdese e avventista nella promozione della libertà religiosa?
Valdesi e avventisti in Italia hanno una sensibilità comune a questo tema così importante della libertà religiosa per tutti e non solo per sé, combattono da decenni questa battaglia e risultati significativi sono stati ottenuti. È importante che, anche con le altre confessioni religiose più sensibili, proseguano ogni sforzo per consolidare e allargare questo spazio fondamentale di libertà sociale e spirituale.

Note
[1] “La Chiesa Valdese, per semplicità e purezza, somigliava alla chiesa dei tempi apostolici. Rigettando la supremazia del papa e dei prelati romani, considerava la Bibbia come unica, suprema e infallibile autorità in materia di fede. (…)
I pastori non solo predicavano il messaggio del Vangelo, ma visitavano gli ammalati, istruivano i fanciulli, incoraggiavano gli sviati e si impegnavano per placare le divergenze, stabilire l’armonia e l’amore fraterno. In tempo di pace erano sostenuti grazie alle offerte spontanee dei fedeli ma, come l’apostolo Paolo fabbricava le tende, ognuno di loro imparava un mestiere o una professione per poter provvedere, al proprio sostentamento. (…)
I giovani erano istruiti dai pastori. Pur preoccupandosi della cultura generale, la Bibbia rimaneva lo studio fondamentale. (…)
Pur considerando il rispetto dell’Eterno come il fondamento della saggezza, non sottovalutavano l’importanza del contatto con la realtà circostante, della conoscenza degli uomini e della vita attiva. (…) Dalle loro scuole di montagna, i giovani venivano inviati a studiare presso università della Francia e dell’Italia, dove le possibilità di studio e di riflessione erano ben più vaste di quelle offerte nelle Alpi” – E. G. White, Il gran conflitto, Edizioni ADV, 2015, pp. 60,61.

[2] Le Valli valdesi furono uno dei primi territori in cui Ellen G. White soggiornò in Europa tra il 1885 e 1887. Il suo pensiero sui valdesi si colloca all’interno della teologia dei movimenti di risveglio evangelico che fanno riferimento al ritorno del Cristo. Ella descrive questo popolo-chiesa che mantenne viva la luce della verità nonostante le difficoltà come:
– Custodi della verità biblica. Li considera tra i pochi che conservarono la purezza della fede cristiana quando la chiesa dominante si era allontanata dagli insegnamenti biblici.
– Difensori della libertà di coscienza. I valdesi sono presentati come esempio di coraggio e fedeltà, disposti a soffrire persecuzioni pur di non rinunciare alla parola di Dio.
– Educatori e missionari. Sottolinea l’impegno nell’istruire i giovani, nel diffondere il vangelo, spesso in modo clandestino, copiando a mano le Scritture e portandole in varie regioni d’Europa.

[Fonte: Il Messaggero Avventista, febbraio 2026]
[Foto da voceevangelica.ch]


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