La fede è al servizio del potere?

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La fede è al servizio del potere?

Presa di distanza dalle strumentalizzazioni della religione da parte della politica. A cura del pastore Giuseppe Cupertino, direttore del Messaggero Avventista. Come credenti, visti i richiami sempre più frequenti diffusi dagli strumenti di informazione relativi all’uso della fede per sostenere e giustificare le proprie strategie di governo, sentiamo il dovere di prendere le distanze da ogni tentativo di trasformare leader politici in figure salvifiche […]

Presa di distanza dalle strumentalizzazioni della religione da parte della politica. A cura del pastore Giuseppe Cupertino, direttore del Messaggero Avventista.

Come credenti, visti i richiami sempre più frequenti diffusi dagli strumenti di informazione relativi all’uso della fede per sostenere e giustificare le proprie strategie di governo, sentiamo il dovere di prendere le distanze da ogni tentativo di trasformare leader politici in figure salvifiche o di presentare il potere terreno come se fosse investito di una missione redentiva.  

Il Vangelo non autorizza alcuna identificazione tra Cristo e il potere politico, né consente di leggere la storia attraverso categorie teologiche applicate a governi, partiti o uomini forti. “Il mio regno di non è di questo mondo” ha risposto Gesù a Pilato che chiedeva se fosse il re dei giudei (Giovanni 18:36). 

La fede cristiana nasce e si sviluppa in tensione critica con ogni potere, non come sua legittimazione, anche se spesso nella storia si è persa questa dimensione. Gesù rifiuta esplicitamente la logica della forza, della violenza e della sacralizzazione del potere, ricordando che “tutti quelli che prendono la spada, periranno di spada” (Matteo 26:52). Per un cristiano questo principio resta vincolante per ogni tempo e contesto. 

Per questo motivo, l’uso di linguaggi messianici per giustificare progetti politici, conflitti culturali o contrapposizioni ideologiche rappresenta una deformazione del messaggio evangelico e un rischio grave per la libertà religiosa stessa. Quando la fede diventa strumento di lotta identitaria, smette di essere buona notizia e diventa ideologia. 

Difendere la separazione tra dimensione religiosa e dimensione politica non significa escludere l’etica cristiana dallo spazio pubblico, ma preservarne la credibilità profetica: una voce libera, capace di parlare a tutti, di difendere la dignità umana, di denunciare l’ingiustizia senza diventare ancella di nessuno. 

In un tempo segnato da polarizzazione e conflitto, la testimonianza cristiana è chiamata non a consacrare “vincitori”, ma a indicare la via dell’umiltà, della riconciliazione, della responsabilità e della pace. 

Approfondimenti
Per conoscere la posizione di alcuni rappresentanti avventisti negli Stati Uniti, vedi qui.

Per saperne di più sull’opinione di alcuni esponenti avventisti in Italia, ascolta il podcast di Radio RVS – Accendi la speranza, qui. Ricordiamo che nella fascia del mattino, dal lunedì al venerdì, dalle 8 alle 10, Claudio Coppini e Roberto Vacca raccontano i fatti del giorno con ospiti del mondo evangelico, della società, della cultura. Ascolta la diretta qui.

Giuseppe Cupertino
[Immagine di congerdesign, Pixabay.com]


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