Gesù, il sabato e la vita (seconda parte)

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Gesù, il sabato e la vita (seconda parte)

Francesco Zenzale – Il comandamento invita l’uomo a lavorare sei giorni, impegnando tutte le sue energie (Es 20:9) per guadagnarsi il pane con sudore, muovendosi fra “le spine e i

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Francesco Zenzale – Il comandamento invita l’uomo a lavorare sei giorni, impegnando tutte le sue energie (Es 20:9) per guadagnarsi il pane con sudore, muovendosi fra “le spine e i rovi”, simboli del decadimento, della morte e della non esistenza (Gn 3:18-19). A causa di questa debilitante ma fondamentale attività lavorativa, l’uomo allenta il contatto con Dio, rischiando di staccarsene. In quanto essere vivente, creato a immagine di Dio, ha bisogno del riposo sabbatico che lo aiuta a recuperare se stesso nel Creatore.

Il sabato dunque è il giorno in cui celebriamo la vita con sano orgoglio, in quanto riscopriamo e riconosciamo di essere beneficiari di questo dono e, grazie alla gioia della salvezza, del suo divenire escatologico.

Il sabato dovrebbe essere per la famiglia un momento di pace, serenità e gioia, perché è la festa per eccellenza in cui si decanta la vita. I genitori dovrebbero approfittare del giorno di sabato per favorire l’educazione religiosa dei propri figli, per far scoprire la gioia di vivere l’oggi nella prospettiva del trionfo della vita sul male. Ecco quanto scrive Ellen G. White a questo proposito: “I genitori possono rendere il sabato come dovrebbe essere, il giorno più felice della settimana. Essi possono guidare i loro figli a considerarlo una gioia, il giorno più bello di tutti, il giorno santo e onorevole del Signore” (Testimonies for the Church, vol. VI, p. 359).

Il sabato è un giorno in cui dovremmo fare attenzione a non trasformare l’adorazione in un rito angoscioso, umiliante, con richiami avvilenti e moralizzanti, o in una serie di riunioni lunghe, debilitanti e noiose, che umiliano la vita e la persona. Il sabato è un giorno di festa, eutrofico; un riposo divino di gioia pura e di esultanza per l’inquietudine umana; un sorridere alla vita, dono di Dio. “Non è tempo di ansia o preoccupazione personale, di qualunque attività che possa smorzare lo spirito della gioia… Il sabato non è tempo per ricordare i peccati, per confessare o pentirsi e nemmeno per invocare sollievo o chiedere qualunque cosa di cui possiamo avere bisogno; è un giorno fatto per la lode, non per le suppliche. Il digiuno, il lutto, le manifestazioni di dolore sono proibiti… Durante il settimo giorno ci si deve astenere dalla fatica e dallo sforzo, perfino nel servizio di Dio» (A. J. Heschel, Il sabato, il suo significato per l’uomo moderno, Rusconi, Milano, 1972, pp. 46-48).

Vissuto nell’ottica della grazia il sabato ci aiuta a dare un senso escatologico alla nostra vita: è un profumo d’eternità.

Per domande o assistenza pastorale: assistenza@avventisti.it


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