Il rito e il vuoto. La strage del sabato sera

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Il rito e il vuoto. La strage del sabato sera

La vera libertà non è fare ciò che si vuole, ma essere padroni di ciò che si fa. Le domeniche mattina continuano a portarci, inesorabilmente, lo stesso bollettino di guerra. La “strage del sabato sera” non si ferma e noi si reagisce con un riflesso condizionato: indignazione, appelli alla prudenza, richiesta di pene più severe… […]

La vera libertà non è fare ciò che si vuole, ma essere padroni di ciò che si fa.

Le domeniche mattina continuano a portarci, inesorabilmente, lo stesso bollettino di guerra. La “strage del sabato sera” non si ferma e noi si reagisce con un riflesso condizionato: indignazione, appelli alla prudenza, richiesta di pene più severe…

Cosa c’è dietro ogni incidente? Un errore tecnico? Non credo.

Per troppi, il fine settimana non è incontro, ma fuga. Un esorcismo contro la banalità della settimana, dove alcol e velocità diventano anestetici necessari. Cercare il limite – correre, bere, sfidare la sorte – pare essere il tentativo disperato di sentirsi “vivi”.

Ma è una vitalità effimera che nega la vita stessa. Un paradosso mortale. La velocità diventa un surrogato dell’eternità: correndo, ci si illude di dominare il tempo, quando in realtà si sta come d’autunno sugli alberi le foglie.

Abbiamo smarrito il senso del limite; un’assenza, come suggerisce Massimo Recalcati, che coincide con l’eclissi del Padre. Senza quella funzione paterna che, introducendo la Legge, traccia il confine necessario tra il desiderio e la sua distruzione, il limite – sia esso il bordo di un bicchiere, la soglia di un tachimetro o il rispetto per l’altro – viene percepito solo come una prigione da abbattere. La libertà è scambiata per una licenza chiassosa senza leggi o radici. Il tempo del riposo si trasforma in dissipazione, non si è più capaci di stare in silenzio con se stessi. E quando la dissipazione non basta a coprire l’angoscia, si alza la posta: si sfida il destino.

Non basteranno nuove leggi, siamone certi. Va forse ricostruita un’ecologia dello spirito. La vita non è un possedimento da sperperare in una notte: è sacra. L’accenno al “sacro”, intende la capacità di riconoscere che la vita – propria e altrui – non può essere sacrificata sull’altare di un brivido.

La vera libertà non è ‘fare ciò che si vuole’, ma ‘essere padroni di ciò che si fa’.

La strage del sabato sera finirà solo quando il tempo del riposo tornerà a essere occasione per ritrovarsi, non pretesto per perdersi. Recuperare quella funzione paterna che ci insegna il limite significa smettere di porci come padroni assoluti della nostra esistenza e tornare a sentirci custodi di un senso che ci precede.

Al prossimo incrocio, dovremmo chiederci: stiamo correndo verso qualcosa, o stiamo solo scappando? È nel silenzio di questa risposta che risiede, forse, la nostra salvezza.

Cosa pensi?
Abbiamo smarrito il valore del “limite” nella vita quotidiana, o la strage del sabato sera è solo il riflesso di un malessere più profondo, legato alla difficoltà di dare un senso alla nostra esistenza?

Davide Mozzato
Pastore, speaker di Radio RVS, collaboratore del Messaggero Avventista. Ascolta i suoi podcast qui.
[Immagine: Alexas_Fotos, Pixabay.com]


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