Ogni vita è una migrazione

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Redazione HopeMedia Italia
Ogni vita è una migrazione

Tre giovani raccontano la propria esperienza di integrazione in culture diverse da quelle di origine. “Quando la vita ci sradica, Gesù rimane la nostra radice. Ha camminato con chi cercava il suo posto nel mondo. Occorre riadattare il nostro modo di vivere il cristianesimo”. Queste le considerazioni di Chiara Calabrini, Elisa Milan, Isaac Afram, ai […]

Tre giovani raccontano la propria esperienza di integrazione in culture diverse da quelle di origine.

“Quando la vita ci sradica, Gesù rimane la nostra radice. Ha camminato con chi cercava il suo posto nel mondo. Occorre riadattare il nostro modo di vivere il cristianesimo”. Queste le considerazioni di Chiara Calabrini, Elisa Milan, Isaac Afram, ai quali abbiamo chiesto di parlarci della loro vicenda in occasione della Giornata Internazionale del Migrante, indetta dalle Nazioni Unite per il 18 dicembre. Tre storie diverse, che hanno in comune il viaggio come filo conduttore. L’intervista è a cura del past. José Luis Nunez, direttore nazionale dei Ministeri Avventisti per la Gioventù.

Volete presentarvi?
Elisa: Ho 21 anni e studio ingegneria aerospaziale a Bucarest. Da sempre mi considero una “migrante” perché nella mia vita ho cambiato spesso casa e città, insieme alla mia famiglia. Ogni trasloco portava con sé l’emozione del nuovo, ma anche la fatica dei distacchi e con il tempo ho capito che non è facile ricominciare, perché ogni volta lasci una parte di te.
Chiara: Sono nata in provincia di Milano ma i miei genitori sono originari di un paesino dell’entroterra siciliano. Questo ha rappresentato per me, da sempre, una grande ambivalenza. Un po’ come un albero con le radici trapiantate su un terreno sabbioso ma costantemente esposto a un clima freddo.
Isaac: Vengo dal Ghana dove sono nato 29 anni fa. Ogni 18 dicembre ripenso al mio viaggio perché nel 2010 ho lasciato la mia terra per raggiungere mio padre nel nord Italia. Mi piacevano i viaggi, ma questo… beh, non era proprio una vacanza all inclusive! È stato un viaggio unico, di quelli che ti cambiano la vita.

Quali ricordi avete della vostra esperienza di migranti?
Isaac: Ricordo ancora la mia prima neve, bellissima, sì, ma anche gelata come un ghiacciolo! Io che venivo da un Paese dove il sole sembra non andare mai in ferie, mi sono trovato a tremare come una foglia, mentre tutti ridevano del mio cappotto “troppo leggero”. E poi la lingua. L’italiano mi sembrava uno scioglilingua infinito, un gioco al quale io perdevo quasi sempre!
Elisa: Il passo più grande è stato tornare a Bucarest per l’università, lontano da tutti. I primi mesi sono stati duri perché non conoscevo nessuno e a volte mi sembrava di non appartenere a nessun posto. Poi un giorno ho pensato: “Vivrò tutta la vita con me stessa e con Dio”. È una frase semplice, ma da allora tutto ha iniziato a cambiare. Ho imparato che Dio non è solo nel momento della preghiera, ma in ogni gesto quotidiano.
Chiara: La mia esperienza è racchiusa in un aneddoto relativo alla scuola. L’insegnante ci chiedeva di scrivere un racconto delle nostre vacanze estive. La maggior parte dei miei compagni raccontava dei parchi avventura, dei cibi nuovi provati all’estero e delle visite guidate; io, invece, raccontavo che mio nonno mi svegliava alle sette per andare a prendere la ricotta fresca dal “pecoraro” e che mia nonna ci faceva le frittelle a mezzogiorno e nemmeno il caldo infernale d’agosto la fermava dalla volontà di cucinare. Inoltre, almeno fino a fine ottobre, la maestra mi sgridava perché confondevo la C con la G, e leggevo “giabatte” al posto di “ciabatte”!
Elisa: In famiglia, se qualcuno dice “vado a casa” solitamente qualcun altro chiede: “Dove esattamente? In quale?”. “Casa” mi è sempre sembrato un termine molto astratto, non ho mai capito come ci si sentisse ad avere una casa in cui si è stati tutta la vita, con ricordi di quando eri piccolo.

E oggi cosa vi sentite di dire in merito a queste sensazioni?
Isaac: Un po’ alla volta ho imparato. Ho scoperto nuovi sapori (ancora non so decidere se preferisco il ragù o l’ɛtɔ di mia mamma), ho fatto nuove amicizie e ho capito che “casa” può avere tanti indirizzi. Certo, non sono mancate le difficoltà, qualche sguardo diffidente, qualche parola di troppo. Ma anche tanti sorrisi sinceri che mi hanno fatto sentire parte di qualcosa. E adesso che si avvicina il Natale, penso a Gesù. Anche lui, in fondo, è stato un migrante, ha lasciato il cielo, è nato lontano da casa, è fuggito in Egitto. Forse è per questo che capisce così bene chi viaggia con la speranza nel cuore e la valigia piena di sogni.
Elisa: Anche per me Gesù è un migrante. Durante il suo ministero non ha avuto una casa stabile, camminava, incontrava e consolava lungo le strade della Palestina. Gesù conosce il viaggio, la lontananza e il cambiamento. Comprende chi è in cammino e, per questo, forse, può diventare “casa” per ognuno di noi. Quando la vita ci sradica, lui rimane la nostra radice e quando tutto ci sembra incerto e lontano, lui è il nostro punto fermo.
Chiara: Nella mia esperienza, avere delle origini “altre” può essere uno strumento utile per entrare in connessione con una molteplicità di personalità, etnie e culture, e crea una frattura dentro di noi, utile ad accogliere la diversità. E proprio in Gesù, vedo un esempio vivente di come il pellegrinaggio e il contatto con molteplici popoli e usanze abbia contribuito a fare di lui un personaggio che, con tatto e consapevolezza, ha saputo parlare tutti i linguaggi possibili, sintonizzandosi su canali comunicativi, emotivi ed esperienziali anche molto differenti fra loro. L’apostolo Paolo riprende questo modo di “essere con l’altro” quando scrive di aver utilizzato le conoscenze culturali acquisite nei suoi viaggi e nei contatti con Greci, Giudei, Romani, al fine di portare il messaggio di salvezza di Cristo a chi era “diverso” da lui (1 Corinzi 9:19-21).

Quindi la vostra condizione di migranti ha contribuito a farvi crescere nella fede?
Isaac: In effetti la mia migrazione non è stata solo geografica, ma spirituale. Ho scoperto Dio nei volti che ho incontrato, nei gesti di chi mi ha accolto, nel silenzio delle mie notti di nostalgia. Alla fine, credo che migrare significhi un po’ questo: portare la propria luce in un nuovo posto. E magari, tra un “ciao” e un “come va?”, scoprire che il mondo è più piccolo e più bello di quanto pensassimo. Forse, in fondo, ogni vita è una migrazione, dal buio alla luce, dalla paura alla fiducia, da noi stessi a Dio. Ho imparato che la fede è anch’essa un viaggio. Ci sono giorni in cui mi sento vicino a Dio, come se camminassimo insieme sulla stessa strada, e altri in cui mi pare di non riconoscere la direzione. Ma poi penso che anche Abramo ha lasciato la sua terra senza sapere dove andava, fidandosi solo della voce che lo chiamava.
Elisa: Riflettendo sulla parola “casa”, ho capito progressivamente che non è fatta solo di mura, ma di persone, di momenti e di amore. È dove mi sento accolta, dove posso essere me stessa, e anche se ho vissuto in tanti posti diversi, oggi so che Dio è la mia vera “casa”, quella che non si perde mai, nemmeno quando tutto intorno cambia.
Chiara: L’esempio di Gesù come migrante ci invita a uscire dalla nostra tradizione familiare e culturale, e a indossare le lenti dell’altro per scorgere il potenziale della salvezza. Se, dunque, non abbiamo avuto una storia da “migranti”, proviamo a integrare, nel concreto, questa esperienza nella quotidianità, per educare la nostra mente alla diversità e riadattare il nostro modo di vivere il cristianesimo oggi. Potremmo, ad esempio, avvicinarci all’altro e interessarci veramente alla sua storia di vita, provando a silenziare i pregiudizi che possono contaminare la relazione e la profonda connessione che instauriamo.
Isaac: Gesù non è rimasto fermo in un tempio o su un trono. Ha camminato con i poveri, con gli stranieri, con chi cercava un posto nel mondo. La sua vita è un cammino continuo verso gli altri. Perciò, sento di non essere solo.

Per saperne di più:
https://www.mediterraneanhope.com
https://riforma.it/?s=migranti
https://www.migrantesonline.it

[Fonte: Il Messaggero Avventista, dicembre 2025]
[Immagine: Ralphs_Fotos, pixabay.com] 


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