Si può essere avversari e pregare insieme

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Si può essere avversari e pregare insieme

Non solo rivalità, ma anche attenzione e cura per l’altro. Alcune testimonianze in arrivo dagli stadi della Coppa del Mondo 2026. Quando il tabellino finale di Germania-Curaçao ai Mondiali ha sancito un pesante 7-1 a favore dei tedeschi, si poteva pensare che la partita avesse già esaurito ogni emozione. Da un lato la corazzata guidata […]

Non solo rivalità, ma anche attenzione e cura per l’altro. Alcune testimonianze in arrivo dagli stadi della Coppa del Mondo 2026.

Quando il tabellino finale di Germania-Curaçao ai Mondiali ha sancito un pesante 7-1 a favore dei tedeschi, si poteva pensare che la partita avesse già esaurito ogni emozione. Da un lato la corazzata guidata da Nagelsmann, dall’altro una piccola isola caraibica al suo debutto assoluto in una competizione Mondiale. La goleada sulla carta sembrava aver spento ogni equilibrio calcistico. Eppure, a fare la storia e il giro del mondo nelle ore successive non sono stati i divari tecnici, ma un fotogramma inatteso arrivato subito dopo il triplice fischio. Un’immagine potente che ha catturato l’attenzione del pubblico e dei credenti, mostrando il volto più nobile dello sport. 

Un abbraccio inaspettato
Invece di correre a festeggiare il successo, i calciatori tedeschi Felix Nmecha e Jonathan Tah si sono diretti verso gli avversari. In quell’istante è caduta ogni barriera: i giocatori delle due nazionali si sono presi per mano, si sono stretti in un cerchio perfetto e si sono racchiusi in un momento di intensa preghiera collettiva davanti a tutto lo stadio. Nel post-partita, lo stesso Nmecha ha spiegato: “In partita siamo rivali, ma una volta terminata siamo tutti fratelli. Abbiamo fatto una breve preghiera insieme perché crediamo che Gesù sia glorificato attraverso il gioco”. 

Dietro questo gesto non c’era una messinscena, ma l’incontro autentico tra due bellissime realtà di fede. La nazionale di Curaçao vive da tempo la spiritualità come elemento centrale del gruppo, guidata da Kenji Gorré, mentre il tedesco Nmecha è una voce nota di “Ballers in God”, movimento che unisce gli atleti cristiani nel mondo.

Una lezione di civiltà 
Questa straordinaria attitudine al rispetto e alla cura dell’altro ha trovato un’eco meravigliosa anche ad Arlington, in Texas, dopo il pareggio per 2-2 tra Giappone e Olanda. Al triplice fischio, i tifosi giapponesi hanno utilizzato le stesse borse blu sventolate con entusiasmo per i gol per raccogliere i rifiuti e ripulire l’intero settore dello stadio. Una lezione di civiltà che si ripete dal 1998 e che una spettatrice ha riassunto così: “Questa è la cultura: rispetto per tutti, giocatori, tifosi e stadio”. 

Questi due episodi, apparentemente distanti, spingono a riflettere profondamente su come si possano affrontare le sfide quotidiane in un contesto sociale spesso difficile e ricco di rivalità accese.

Che si tratti del cerchio di preghiera sul prato verde o dei tifosi che si prendono cura del bene comune, viene offerta una lezione che il mondo cristiano sente molto vicina: si possono onorare i talenti e le passioni con il massimo impegno, senza mai smarrire il senso della fraternità in Cristo e della custodia del creato.

Al di là dei tabellini, resta la certezza che davanti a Dio si è tutti custodi l’uno dell’altro e uniti in un’unica grande famiglia. 

Jonathan Di Maggio
[Immagini: Fanpage.it e Leggo.it]


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