L’Assemblea della Conferenza Generale della Chiesa Avventista del Settimo Giorno ha riunito a Saint Louis, negli Stati Uniti, migliaia di delegati e partecipanti da ogni parte del mondo. Tra loro, anche una rappresentanza italiana che ha condiviso riflessioni profonde, emozioni sincere e speranze per il futuro della Chiesa. E… un saluto a chi è rimasto […]
L’Assemblea della Conferenza Generale della Chiesa Avventista del Settimo Giorno ha riunito a Saint Louis, negli Stati Uniti, migliaia di delegati e partecipanti da ogni parte del mondo. Tra loro, anche una rappresentanza italiana che ha condiviso riflessioni profonde, emozioni sincere e speranze per il futuro della Chiesa. E… un saluto a chi è rimasto in patria!
“Un popolo unito”
Per Nestor Petruk, docente di Antico Testamento alla Facoltà Avventista di Teologia di Firenze, l’Assemblea è molto più di un evento amministrativo:
“L’incontro va oltre l’elezione della leadership o la definizione di linee guida. Rappresenta un momento per costruire comunità, per vivere l’essenza della chiesa, non nella sua concezione moderna, ma nel significato originario della parola: un popolo unito. La piccola chiesa italiana si unisce alle comunità avventiste di tutto il mondo per attendere, insieme, con ardente speranza il ritorno imminente di Gesù”.
“L’emozione di sentirsi parte di una famiglia globale”
Francesca Evangelisti, segretaria nazionale del Dipartimento Affari Pubblici e Libertà Religiosa della Chiesa Avventista, ha vissuto l’evento con grande intensità.
“È toccante essere qui. Vedere migliaia di persone cantare insieme, avventisti da tutto il mondo con abiti tradizionali diversi, ti fa sentire parte di qualcosa di grande. Torniamo in Italia con una nuova carica, con la percezione chiara che siamo un gruppo unito capace di rispondere ai bisogni delle persone. La nostalgia per la pastasciutta rimane intatta!”.
“Una democrazia spirituale vissuta in prima persona”
Fulvia Ruocco, delegata dell’Unione italiana, che abbiamo presentato insieme agli altri delegati ha sottolineato l’importanza del coinvolgimento attivo e del dialogo.
“Partecipare come delegato è un privilegio e una responsabilità. È il livello più alto di democrazia, in cui impariamo il rispetto verso la diversità del punto di vista dell’altro”.
Guardando al futuro, Fulvia auspica una maggiore integrazione tra le generazioni-
“Spesso ci sono dei buchi generazionali. Il mio augurio è che questo gap possa essere superato proprio per andare incontro alle esigenze della maggioranza”.
E lancia un appello ai membri italiani: “Forse dovremmo informarci di più, essere un po’ più coinvolti, proprio per capire di cosa si tratta quando si parla di Conferenza Generale. Siamo chiamati a essere parte attiva in un processo decisionale. Comunque l’Italia mi manca!”.
“Guardare oltre le differenze”
Stefano Paris, già presidente dell’Unione italiana e oggi cappellano negli Stati Uniti, ha notato un cambiamento positivo nell’atmosfera dell’Assemblea: “Mi sembra ci siano meno tensioni rispetto al passato. Vedo lo Spirito del Signore all’opera. Se non accadesse, rimarremmo una chiesa storica o lo diventeremmo”.
Il suo messaggio è chiaro e inclusivo: “Dobbiamo rimanere un movimento che include altre persone nel suo cammino. Senza distinzione di razze, di lingue e di religione. Camminando con Gesù ci troveremo insieme”.
Conclusione: un messaggio per l’Italia
L’Assemblea della Conferenza Generale si conferma un momento di profonda comunione, confronto e visione. Le voci italiane, pur provenendo da una realtà numericamente piccola, testimoniano con forza la vitalità e l’impegno di una Chiesa che guarda al futuro con speranza, apertura e desiderio di crescita.
Dalle parole dei partecipanti italiani emerge un invito chiaro: partecipare, informarsi, sentirsi parte attiva di una Chiesa che è globale ma anche profondamente locale. Un’esperienza che ha rafforzato il senso di appartenenza e la visione di una comunità che cammina insieme.
[A cura di Di Daniele Amodeo e Giuseppe Cupertino ]
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